Che cos’è l’analisi di bilancio per margini

Luglio 30, 2018 | in
margini di bilancio

L’analisi di bilancio è una tecnica che viene utilizzata per comprendere in maniera più dettagliata la gestione economica, finanziaria e patrimoniale di un’azienda. L’obiettivo di tale tecnica è quello di:

  • percepire la dinamica della gestione trascorsa, effettuando un’analisi in alcuni suoi aspetti o in tutta la sua interezza;
  • consentire di esprimere un giudizio di merito dello stato di salute dell’unità produttiva analizzata;
  • esprimere stime fondate, il più possibile, riguardo la presumibile evoluzione futura della dinamica aziendale.

L’analisi di bilancio può essere effettuata attraverso diverse metodologie e prendendo in considerazione le diverse grandezze del bilancio. In quest’articolo ci occuperemo dell’analisi per margini di bilancio.

 

L’analisi per margini si sostanzia in un’analisi di struttura che tende ad accertare le relazioni esistenti tra:

  • le varie classi di attività e di passività dello Stato Patrimoniale riclassificato;
  • i  costi e ricavi del  Conto Economico riclassificato.

 

Si tratta di un’analisi statica e strutturale particolarmente semplice che ha compito di verificare l’equilibrio tra impieghi e fonti di finanziamento, sulle differenze esistenti tra alcune voci dello Stato Patrimoniale riclassificato con criteri finanziari; perché la presenza di un eventuale squilibrio tra impieghi e fonti di finanziamento può comportare delle tensioni di carattere finanziario. Per scongiurare ciò, è importante tenere sotto controllo tale equilibrio, in modo tale da poter, eventualmente, intervenire tempestivamente.

 

Attraverso l’analisi per margini vengono confrontati diversi margini di una stessa azienda. Pertanto, è bene sottolineare che, l’analisi per margini, flussi ed indici, non va mai fatta sulla base di un solo indice, ma su un sistema di margini ed indici, che verranno, poi, affiancati dall’esame dei flussi.

 

I margini patrimoniali di bilancio sono:

  • Margine di Struttura primario;
  • Margine di Struttura secondario;
  • Capitale Circolante Netto;
  • Margine di Tesoreria.

 

Margine di Struttura primario

 

Il margine di struttura primario è dato dalla differenza tra il capitale proprio, quindi quello proveniente dalla compagine sociale e le attività immobilizzate. Il predetto margine serve ad evidenziare la capacità, dell’azienda in questione, di poter far fronte agli investimenti nella struttura fissa attraverso mezzi propri.

 

Patrimonio netto – Immobilizzazioni

 

Tale margine può essere:

  • positivo, quando il valore totale della capitalizzazione è superiore a quello delle immobilizzazioni;
  • negativo, quando il valore totale della capitalizzazione è inferiore a quello delle immobilizzazioni

 

La regola principale del margine di struttura, vuole che questo, non sia mai negativo, confermando, così, una situazione di equilibrio finanziario. Infatti, risultando positivo, conferma che l’azienda è in grado di coprire l’intero fabbisogno finanziario per gli investimenti in attività immobilizzate, attraverso il capitale proprio, senza dover far fronte ad eventuali finanziamenti esterni.

Un valore positivo, consente, inoltre, di:

  • poter realizzare strategie di sviluppo aziendali;
  • poter mettere in atto un’operazione di espansione aziendale.

 

Questa dovrebbe essere la regola di base, anche se, in molte aziende, è molto diffuso il metodo di finanziare le attività immobilizzate attraverso l’indebitamento.

 

Un margine di struttura negativo evidenzia che, l’azienda, per poter far fronte al finanziamento della propria struttura fissa, sia stata costretta al capitale di terzi, almeno per la parte mancante.

La negatività di questo margine, nonostante tutto, viene considerata normale, purché non superi determinati valori.

 

Margine di Struttura secondario

 

Esso è dato dalla differenza tra:

Capitale permanente – Immobilizzazioni

 

Il margine di struttura secondario permette di valutare la capacità delle fonti durevoli di medio e lungo termine di finanziare le attività immobilizzate.

Questo margine potrà essere:

 

  • positivo, quando il capitale permanente (capitale proprio più debiti a media lunga scadenza, vincolati da rimborso medio lungo), è riuscito a finanziare interamente tutte le immobilizzazioni con tempi di disinvestimento medio lunghi.

 

  • negativo, quando per una parte delle immobilizzazioni si è ricorsi al finanziamento di terzi con obbligo di rimborso nel breve termine.

 

Capitale Circolante Netto

 

Il capitale circolante netto (CCN) è dato dalla differenza tra le attività correnti e le passività correnti di stato patrimoniale.

Rientrano tra le attività correnti: crediti verso clienti, rimanenze finali, cassa, ratei e risconti attivi. Le passività correnti comprendono: debiti verso fornitori, debiti di natura operativa, ratei e risconti passivi.

Attivo corrente – Debiti a breve

 

Può avere una valutazione:

 

  • positiva, quando le attività correnti, che genereranno un’entrata monetarie nell’arco di un anno, risultano essere sufficienti al fine di poter coprire le scadenze debitorie breve;
  • negativa, quando, invece, le attività correnti non risultano essere sufficienti per far fronte alle scadenze debitorie a breve, quindi si deve ricorrere, per le mancanze, all’indebitamento.

 

 

Il CCN è una misura della capacità del management di gestire l’attività operativa corrente d’impresa.

 

Margine di Tesoreria

 

E’ la prima misura attraverso la quale viene stimata la condizione di liquidità e solvibilità di un’azienda. Quindi rappresenta la capacità di far fronte alle scadenze dei debiti a breve con le attività liquide. Il margine è dato dalla differenza tra la somma dei crediti più le disponibilità liquide e le scadenze debitorie a breve.

 

Crediti + Disponibilità liquide – Debiti a breve

 

Anche il predetto margine può avere valore:

 

  • positivo, quando le disponibilità liquide sono sufficienti per far fronte alle scadenze debitorie a breve;
  • negativo, quando non è possibile far fronte alle scadenze debitorie a breve e, quindi, è necessario ricorrere all’indebitamento.

 

 

Come migliorare i citati parametri per consentire all’azienda di evitare di dover far fronte all’indebitamento?

 

Per quanto concerne il margine di struttura primario e secondario, al fine di migliorare il proprio valore e, quindi, il proprio risultato, si possono percorrere due strade: l’aumento di capitale, quindi tramite apporto di denaro da parte dei soci; oppure attraverso la sostituzione di debiti con scadenza nel breve periodo con mutui vincolati da una scadenza di medio o lungo periodo.

 

Per quanto concerne, invece, il CNN e il margine di tesoreria, per consentire un loro miglioramento è necessario diminuire l’indebitamento delle scadenze debitorie a breve, ricorrendo a scadenze di lungo periodo; oppure velocizzare il ciclo di vendita, quindi incassi e pagamenti devono avvenire nel più breve tempo possibile.


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