Compenso amministratore e INPS: scopri se devi iscriverti solo alla gestione separata

Settembre 11, 2019 | in

L’amministratore unico che si limita solo a gestire l’attività amministrativa della società, e riceve il classico compenso, non ha alcun obbligo di iscriversi alla gestione INPS commercianti, ma solo alla gestione separata.

 

A stabilirlo è la Corte di Cassazione con l’Ordinanza n. 21295 del 9 agosto 2019; secondo la quale, l’obbligo di iscrizione anche alla gestione commercianti scatta quando l’amministratore è tenuto a svolgere attività materiale ed esecutiva nell’impresa.

 

Cos’è e a quanto ammonta il compenso amministratore?

 

Detto questo, è bene che tu sappia cos’è e come funziona il compenso amministratore. Praticamente si tratta di una somma di denaro che viene erogata all’amministratore di una società di capitali, nella fattispecie la Srl. Tale somma non nasce dal nulla, ma deve stabilita dallo Statuto della società o nel caso in cui non vi è nulla è compito dell’assemblea farlo attraverso una delibera. 

 

Oppure, la decide direttamente il consiglio di amministrazione, sentito il collegio sindacale, nel momento in cui l’amministratore viene incaricato a svolgere “cariche particolari”, come definite dalla normativa in materia.

 

L’ammontare del compenso può essere stabilito in due diversi modi:

 

– misura fissa 

 

– o in percentuale sull’utile d’esercizio.

 

Stabilita la modalità di calcolo, puoi poi decidere se erogarlo mediante una somma di denaro,  un fringe benefit (compenso in natura) oppure dei gettoni di presenza corrisposti in base al numero di presenze nelle riunioni del Cda. Ma come sai, se già hai avuto modo di leggere gli articoli del nostro blog, oltre al compenso, l’amministratore ha diritto anche al:

 

TFM ;

 

rimborso delle spese sostenute per tutte le attività svolte per conto della società.

 

Praticamente, il compenso amministratore, non può essere deciso dallo stesso, in attesa di un eventuale consenso dei soci, o da te, nel caso sei tu l’amministratore della società.

 

Compenso amministratore: quando la contribuzione INPS è a senso unico?

 

A livello fiscale, il compenso amministratore è un utile strumento che ti consente di abbattere il carico fiscale, poiché la società deduce tutta quella somma erogata purché il compenso venga erogato nel corso dell’anno (tutto ciò si traduce in un importante riduzione delle tasse da pagare).

 

Per l’amministratore, questo compenso va a formare reddito che può essere: 

 

– reddito da dipendente (se lavora alle dipendenze della società);

 

– reddito da lavoro autonomo (se è un amministratore professionista).

 

Dal punto di vista previdenziale, invece, la contribuzione INPS varia in base a tipo di attività svolta dall’amministratore della società.

 

Infatti, la recente ordinanza della Cassazione, stabilisce che: 

 

– se l’amministratore unico riceve solo un compenso, che gli viene erogato solo per la semplice gestione amministrativa della società, intesa come attività volta a curare i rapporti con i terzi (banche o fornitori, ad esempio), questo è obbligato ad iscriversi solo ed esclusivamente alla gestione separata INPS.

 

Nell’ordinanza, i giudici spiegano che, l’attività prestata non aveva i requisiti di abitualità e prevalenza, in quanto il suo operato si limitava solo alla gestione o meglio a curare i rapporti con i terzi. Quindi essendo solo un’attività incentrata sulla mera gestione amministrativa e non esecutiva,, non ritenevano che lo stesso dovesse pagare doppia contribuzione INPS.

 

Così la Cassazione ha dato torto al ricorso dell’INPS.

 

Stabilisci correttamente la somma da erogare per evitare controlli

 

Stabilire in maniera corretta la somma destinata come compenso amministratore e il tipo di attività svolta da questo all’interno della società è molto importante perché:

 

– se è chiara l’attività svolta, invece di essere soggetto a doppia contribuzione INPS verserà solo una;

– qualora la tua società trae un vantaggio superiore rispetto a quello realmente spettante, poiché decide di erogare un importo sproporzionato (rispetto a quanto previsto dalla normativa), l’Agenzia delle Entrate ha il potere di disconoscere interamente oppure parzialmente, la deducibilità di tale importo.

 

E sai cosa vuol dire questo? Se hai dedotto più del dovuto, ovviamente hai pagato meno tasse, ma se l’Agenzia ti disconosce questa deducibilità sei obbligato a pagare (ed aggiungici anche interessi e mora) tutta quella parte di imposta che, magari inconsciamente, hai evaso.

 

Sul tema, però, la questione è costantemente dibattuta, perché ci sono due correnti di pensiero:

 

– chi dichiara illegittimo e

– chi dichiara legittimo

 

tale controllo da parte dell’AdE.

 

Alla luce di tutto ciò, visto il dubbio tra chi dichiara ammissibile e chi no, è bene fare le cose secondo la normativa, perché evadere senza accorgersene è molto semplice. Chiedi la tua CONSULENZA GRATUITA: un nostro consulente, sulla base delle tue esigenze, ti qual è la soluzione ideale per te e per la tua azienda al fine di farti risparmiare tasse (ovviamente in maniera fiscalmente inattaccabile).


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