Diritto alla privacy: quali rapporti con gli accertamenti fiscali

Settembre 7, 2018 | in
accertamento fiscale e privacy

Il “Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali” della Guardia di Finanza include anche delle informazioni molte utili riguardo al trattamento dei dati personali e la tutela della privacy nelle verifiche fiscali da parte dei funzionari dell’Amministrazione.

 

In linea generale, la disciplina sulla tutela della privacy è contenuta prima nel D.Lgs. 30/06/2003, n. 196, poi modificato dal D.Lgs. 28/05/2012 n. 69  “codice in materia di protezione dei dati personali”. Il principio fondamentale di tale codice afferma che, qualsiasi soggetto, ha diritto alla protezioni dei dati personali che le competono.

 

Nell’ambito dell’attività di verifica, il Manuale spiega che, i funzionari dell’Amministrazione, hanno il potere di accedere a qualunque informazione,  che sia di natura documentale o altro, del soggetto sottoposto a controllo, anche se quest’ultimo non abbia manifestato il proprio consenso. I funzionari, tra l’altro, hanno il potere di chiedere al soggetto o anche a soggetti terzi, qualsiasi informazione in merito ad eventuali rapporti intercorsi tra di loro.

 

Nell’esercizio dell’attività ispettiva, qualora sussistono tutte le condizioni previste dalle norme fiscali, non è consentito implorare la legge sulla privacy per evitare di dare una risposta alle richieste. Infatti, se il principio generale stabilisce che, i privati possono procedere al trattamento dei dati personali solo previo consenso da parte dell’interessato; il predetto consenso non è tenuto in considerazione, quindi non è assolutamente necessario, nel momento in cui ci si trovi nella situazione di dover adempiere ad obbligo previsto dalla legge, ovvero un controllo fiscale.

 

In buona sostanza, il Manuale spiega che, i funzionari dell’Amministrazione possono effettuare una verifica fiscale senza il consenso del soggetto interessato.

 

Restano fermi, però, gli obblighi in capo ai verificatori, ovvero che, non si possono svincolare dal rispetto delle disposizioni previste:

  • dalla normativa in tema di riservatezza;
  • ai diritti dell’interessato.

 

Particolare rilievo viene dato ai c.d. dati sensibili che, in questo caso, riguardano le condizioni di salute dei privati. I soggetti pubblici possono trattare tali dati solo in presenza di una determinata disposizione di legge volta a specificare l’elenco di tutte le tipologie di dati che possono essere trattati, includendo anche le finalità che ne derivano.

 

Pertanto, secondo l’articolo 66 del Codice della Privacy vengono considerati “di rilevante interesse pubblico le attività dei soggetti pubblici dirette all’applicazione, anche tramite i loro concessionari, delle disposizioni in materia di tributi, in relazione ai contribuenti, ai sostituti e ai responsabili di imposta, nonché in materia di deduzioni e detrazioni e per l’applicazione delle disposizioni la cui esecuzione è affidata alle dogane.”

 

Detto questo, il Manuale spiega come i soggetti verificatori possono consultare ed utilizzare ai fini dell’attività ispettiva tutta la documentazione riguardante i dati e i rapporti intercorsi, ad esempio, con i propri pazienti, del soggetto esercente attività sanitaria. Questo anche quando, la documentazione sottoposta a verifica, possa far emergere le condizioni di salute dei propri pazienti. Il tutto deve avere, però, un’unica finalità, ovvero quella della verifica ispettiva, quindi finalità di interesse pubblico. Pertanto, anche i dati sanitari hanno una valenza di interesse pubblico.

 

Finalità di interesse pubblico che viene attribuita anche ai dati giudiziari. Pertanto, nemmeno per questa tipologia di dati è possibile fare opposizione, qualora la GDF riterrà opportuno effettuare un’operazione di verifica.

 

Il Manuale stabilisce, infine che, i verificatori non devono mai esimersi dai vincoli stabiliti dallo speciale sistema di protezione riconosciuto al soggetto sottoposto a controllo. Pertanto, chiunque causi un pregiudizio nei confronti del soggetto controllato è tenuto ad un risarcimento, previsto dall’articolo 2050 Codice Civile. Per cui, chi causa un danno, se non dimostra il contrario, è tenuto ad un risarcimento nei confronti del soggetto danneggiato.

 

Qualora, invece, come stando alle disposizioni del Manuale, non vi è stato prodotto alcun danno, ossia non vi sussiste alcun nesso con l’attività ispettiva, oppure che l’attività di verifica non poteva essere effettuata in altro modo, la responsabilità del verificatore è difficilmente dichiarabile.

 


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