Ricavi in nero: quando scatta la condanna per evasione?

Luglio 10, 2019 | in

Per pagare meno tasse, una delle prassi più consolidate nel nostro Paese è quella di evaderle direttamente. 

 

E per farlo, le due pratiche maggiormente utilizzate sono: lavorare in nero, oppure emettere fatture false. Non parliamo di due pratiche legali, anzi. Qua siamo di fronte a due comportamenti assolutamente illeciti.

 

Per quanto riguarda le fatture false ne abbiamo già parlato in un altro articolo del nostro blog. Oggi, invece, ci occuperemo degli ricavi in nero, commentando una recente sentenza della Corte di Cassazione, i quali non sempre sono soggette a condanna per illecito. 

 

Andiamo a vedere il perché. 

 

Ricavi in nero presunti: necessari per essere condannati?

 

Secondo una recente sentenza, per essere condannati per aver dichiarato ricavi fittizi, occorre che l’Amministrazione finanziaria dimostri che quei ricavi derivano da un’attività esercitata in nero. Infatti, la Cassazione, dimostra che, la sola presunzione, cioè la sola ipotesi che i ricavi siano in nero, non è sufficiente per poter essere condannati.

 

Ma andando più nello specifico, il contribuente, soggetto principale della controversia, era stato condannato solo ed esclusivamente perché, il Fisco, in base alla sua attività aveva fatto un calcolo ipotetico delle vendite. Dal calcolo emerso, il contribuente superava la soglia di punibilità dell’IRES di 50mila Euro, quindi scattava la condanna.

 

Questo è quanto deciso dall’Amministrazione finanziaria.

 

Di diverso avviso, invece, sono i giudici della Corte di Cassazione. Secondo quest’ultimi, infatti, il calcolo ipotetico previsto dal sistema tributario italiano non è sufficiente a giustificare una condanna. Se ci sono realmente ricavi in nero, devono essere valutati dal giudice, mediante l’utilizzo di altri fattori ed elementi chiavi utili a provare con certezza l’evasione fiscale.

 

Quando scatta la condanna?

 

Dunque, dalla decisione della Corte di Cassazione, per far scattare il reato di evasione non è sufficiente aver ipotizzato, attraverso calcoli tributari, di aver lavorato e quindi guadagnato in nero.

 

Occorre, per essere condannati di evasione fiscale che, i giudici, attraverso elementi certi, non ipotizzano, perché il calcolo fornito dall’Amministrazione deve dare solo un indirizzo della strada da seguire, ma accertano di fatto che il contribuente:

 

– abbia lavorato in nero;

 

– e deve superare la soglia di punibilità pari a 50mila Euro.

 

Alla luce di tutto ciò, hai capito che, devi superare la soglia per essere punito e il ricavo in nero deve essere certo e non ipotizzato. La Corte di Cassazione ha così fornito ulteriore chiarezza su questo tempo. 

 

Però, per evitare di cadere in questo tranello, che comporta spese legali corpose e perdita di tempo, che potresti sfruttare per dedicarti al tuo business, non devi assolutamente cadere nel tranello del lavoro in nero. In secondo luogo, per abbattere il carico fiscale della tua azienda, non devi seguire questa strada.

 

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